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IDROMELE, TRA STORIA E LEGGENDA

IDROMELE, TRA STORIA E LEGGENDA

Si narra che l’origine dell’idromele risalga al continente africano, le api durante le stagioni secche nidificavano all’interno delle fenditure degli alberi che poi in seguito, durante le stagioni della pioggia, si riempivano d’acqua e insieme ai lieviti selvatici davano vita a questa bevanda naturale, per questo motivo si suppone che le sue origini risalgano addirittura a prima di quelle del vino e della birra.

Col tempo quando iniziarono le prime migrazioni l’idromele divenne conosciuto anche in Europa, India e Cina, ed oggi è considerata la bevanda per eccellenza delle popolazioni germaniche e nord-europee medievali, questo a causa delle temperature rigide che non permettevano alla vigna di crescere in quei territori e alla facile reperibilità delle materie prime.

 Tra le varie leggende popolari che girano intorno a questa bevanda, che i celti chiamavano anche “mead”, si diceva che l’idromele avesse qualità terapeutiche ed afrodisiache, che stimolasse virilità e fertilità, per questo motivo veniva abbondantemente  consumata durante la festa di matrimonio per brindare alla felicità degli sposi. Dopo il matrimonio inoltre alla coppia era donata una quantità sufficiente per continuare a brindare per il mese seguente al matrimonio corrispondente ad un ciclo lunare, da qui il termine “luna di miele”.

L’ idromele, dal greco hydor e méli, ovvero acqua e miele che sono le due materie prime da cui si ricava questa  bevanda, viene prodotto tramite fermentazione naturale del miele mescolato all’acqua. Il tipo e la qualità di miele utilizzato ne determinano in maniera importante sia il sapore  che l’aroma e sono un aspetto fondamentale di questa bevanda; pertanto  è importante durante la fase di fermentazione cercare di mantenere il più possibile inalterate le loro proprietà.

Il primo, e unico per parecchio tempo, produttore italiano di idromele fu Alberto Mattoni, un apicultore di Foligno che ad oggi è considerato un vero pioniere del settore. Alberto Mattoni chiamò la sua azienda “Chimere” ed iniziò producendo solo alcune tipologie di idromele con l’intento di sondare un mercato completamente nuovo.

 Da quel momento in poi grazie alla grande varietà di miele disponibile su tutto il territorio italiano nacquero diversi produttori come Paolo Listello, piemontese di Casellette, che ha etichettato i suoi prodotti “Idromele dei Taurini” nome preso dalla popolazione celtica che abitava una determina zona del Piemonte. Oppure i toscani Drakon di Lamporecchio, che producono 6 diverse tipologie di idromele.

Tra i migliori produttori al mondo di idromele troviamo la Slovacchia, la cui produzione ha ottenuto diversi premi internazionali. Uno dei riconoscimenti più importanti è il terzo posto al congresso internazionale Apimondia 2013 e il premio nazionale „Idromele dellʼanno 2015“ (Medovina roka 2015). Lʼidromele barricato dellʼazienda Apimed, che viene prodotto dal miele di acacia, è stato premiato al congresso prestigioso Apimondia nel Corea del Sud nel 2015 come Migliore idromele al mondo. (fonte camera di commercio italo-slovacca).

Negli Stati Uniti d’America l’industria legata a questa bevanda ha avuto un incremento notevole negli ultimi anni grazie a quello che viene chiamato “l’effetto Trono di Spade” poiché dopo la fortunata serie televisiva c’è stato un vero e proprio boom di produzione e richiesta, dando vita ad un vero e proprio movimento fino alla creazione di associazioni per la tutela e la diffusione del prodotto.

In conclusione, per poter degustare al meglio l’idromele è consigliabile berlo a temperature decisamente fredde, tra 6° e 8°, per poter apprezzarne al meglio le qualità. L’aroma predominante di fruttato, floreale e persino piccante si sposa egregiamente a sapori più forti come formaggi e salumi, ideale per esaltarne le qualità degustative è il salato del lardo, in quanto il suo gusto dolce persiste al palato e crea un favoloso contrasto di sapori. Anche abbinato a dolci secchi come i cantucci, a frutta secca o addirittura al cioccolato (di per sé difficile da abbinare a bevande) fa sentire in pieno la sua potenza aromatica.

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